Comune di Cambiano

Storia del comune

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CENNI STORICI SU CAMBIANO

Il più antico documento in cui si registra il nome "Cambiano" è un atto di vendita e risale al febbraio del 959, ma il rinvenimento sul territorio di reperti archeologici rende ipotizzabile la presenza di un insediamento già in epoca romana (III secolo d.C.) ed il nome del paese è di probabile origine celtica (da "CAMBIUS"). Sono state ritovate infatti tracce di un grande edificio rurale di epoca romana, senz'altro la più antica costruzione del paese, nella regione detta "S. Pancrazio" per la presenza di un pilone votivo a lui dedicato. Nella zona sono state rinvenute inoltre sei monete di bronzo, due delle quali risalgono sicuramente all'età degli Antonini, più esattamente ai primi anni dell'imperatore Galieno (verso il 250 d.C.).

In Base ai ritrovamenti si può ipotizzare che in origine Cambiano fosse una "villa" romana. Il termine "villa", che si ritrova nei Catasti Antichi di Chieri, significa che Cambiano era importante per il numero di abitanti o per i signori o le autorità che vi risiedevano. La vecchia "villa" doveva essere costituita da capanne in legno, mattoni crudi e paglia, materiali dunque facilmente infiammabili. Ciò fa pensare che essa sia stata distrutta da un incendio e sostituita da un nuovo insediamento in un luogo più difeso, sulla "motta" che oggi corrisponde alla Via del Castello e a Piazza Giacomo Grosso, e nelle vie del quadrilatero difeso da mura e formato da Via Mosso, Via Cavour, Via Borgarelli, Via S. Francesco d'Assisi.

Cambiano è poi ricordata in due carte dell'anno 1034 (cartulae permutationis), in cui l'abate del monastero benedettino di Nonantola (Modena) perrmuta dei possedimenti in Piemonte (e tra essi Cambiano) con i conti di Biandrate, di origine longobarda, fedeli all'imperatore, che divennero così signori del Chierese e lo rimasero per due secoli.

Nel 1064 nel grande "prato di S. Vincenzo" presso il torrente Tepice, nel territorio di Cambiano, Pietro di Savoia, primogenito della marchesa Adelaide, assistito dalla madre, dal Vescovo Cuniberto di Torino e dai Giudici del Sacro Palazzo, circondato dai suoi Vassalli, tenne un parlamento per rendere giustizia e deliberare di alcune questioni.

Per tutto il Medioevo Cambiano fu strettamente legato alle sorti di Chieri, al punto che fu bruciato da Federico Barbarossa insieme ad essa e nel 1155 i Cambianesi concorsero nel ricostruire Chieri. Da allora il rapporto con la potente vicina fu sempre privilegiato: infatti nel 1253 risulta che Cambiano fosse retto da un podestà e da consoli e fosse alle dipendenze di Chieri, ma non soggetto ad essa, bensì si costituisse come una sua propagine. Gli abitanti di Cambiano, come risulta dagli statuti di Chieri del 1313, erano considerati cittadini di Chieri, di pari rango, godevano di parecchi privilegi possedendo i stessi diritti dei Chieresi, senza i vincoli che limitavano gli altri alleati del libero Comune.

Tra il 1500 e il 1600 Cambiano cadde sotto il dominio dei Savoia e Carlo Emanuele I lo assegnò al conte Scoto. Nell'epoca travagliata delle guerre di successione fu saccheggiata dalle armate francesi e spagnole, così come testimonia anche un documento ritrovato nell'archivio comunale, durante le lotte tra la reggente Cristina di Francia, la famosa Madama Real, e i duchi Maurizio e Tommaso di Savoia, sostenuti dalla Spagna.

Al conte Scoto succedettero i Borgarelli, poi il marchese Tuninetti Conte di Pertengo e per ultimo il marchese Cesare Ferrero di Cambiano. Infine Cambiano, entrato ormai a far parte del Regno Sabaudo e poi del Regno d'Italia, iniziò una vita pacifica e tranquilla, dedita all'attività agricola e ai commerci.